martedì 12 aprile 2016

I nomi di Monasterace (IV: Stilida - Rubiano)

STILIDA
Nella cartografia tardo-imperiale romana, dove solo poco prima era indicata Caulon (ormai decaduta a semplice statio, o forse no? mi sembra che le più recenti ricerche archeologiche confortino l’ipotesi di una città non certo fiorente, ma nemmeno completamente abbandonata), compare il nome di Stilida.
Si tratta di un nome che trova numerosi corrispondenti in Grecia, e che origina dal termine greco stylos, cioè colonna, significando quindi “luogo delle colonne” o “luogo della colonna”, senz’altro in riferimento alle colonne del tempio dorico, probabilmente l’unica cosa rimasta dell’antica Kaulonia.
Secondo gli studiosi, questo nome migrò, insieme agli abitanti in fuga davanti all’impaludamento delle zone costiere, alle pendici del monte Consolino, trasformandosi poi in Stilo. Queste migrazioni di nomi, insieme alle popolazioni, non erano affatto rare, e per quanto ci riguarda ne abbiamo altri due esempi: la Caulonia fondata in Sicilia quando i kauloniati vi furono deportati da Dionisio I, e Ribusa/Rigusa, che era il nome della contrada in cui sorgeva la chiesa di San Marco, che dà il nome al Palio di Ribusa; per non parlare del nome della Calabria stessa, che prima indicava il Salento, finché, con la fuga dei bizantini e degli abitanti davanti ai longobardi, non divenne il nome dell’antico Bruzio.
Visto che non costa niente, io mi permetto di affiancare due ipotesi alternative, e cioè che in realtà il nome abbia potuto prima appartenere a Monasterace Superiore (anche se ammettiamo che non fosse la Mystia/Myria distrutta dalle incursioni corsare, gli abitanti della vecchia Caulon/Stilida avranno pur avuto le loro terre da coltivare, e mi lascia perplesso che siano fuggiti direttamente così lontano), e solo in un secondo tempo, col peggiorare della situazione, si siano trasferiti, armi, bagagli e nomi, verso l’attuale Stilo. La seconda alternativa è che Stilida e Stilo siano due luoghi diversi che abbiano convissuto, e la seconda, quasi interpretando Stilida come “piccola colonna”, ormai accresciuta, abbia riservato a sé il nome di Stilo, “colonna”. Fantastoria? fantarchelogia? Possibilissimo, ma concedetemi l’umiltà di suggerirlo unicamente come ipotesi assolutamente personale.
Per maggiori informazioni sulla questione Stilida/Stilo, consiglio di far riferimento all’ottimo lavoro di Francesco Cuteri e Maria Teresa Iannelli Da Stilida a Stilo.Prime annotazioni su forme e sequenze insediative in un'area campione calabrese contenuto negli Atti del II Congresso Nazionale di Archeologia Medievale. (Brescia, 28 settembre-1 ottobre 2000) delle Edizioni All'insegna del giglio.
Nella foto,
i resti dell'antica chiesetta di San Marco,

sita presso la statio di Caulon/Stilida,
in territorio pertinente a Rubiano.

RUBIANO - RODIANO (Robbiano, Rudiano, Rudieno)
Mentre i nomi precedenti si succedevano tra di loro nell’arco di un tempo relativamente breve (a parte il mitico e forse mai esistito Clete), con questo facciamo ora un salto di secoli, e dalla tarda era imperiale romana arriviamo nella Calabria normanna, se non oltre.
I secoli bui del Medioevo, seppure sia ormai certo che non siano stati così bui come si è voluto vederli, certo in Calabria non risplendono per abbondanza di documenti, e in questo arco di tempo nulla sappiamo di Monasterace o ciò che ne occupasse la sede.
Il nome compare nelle biografie di San Giovanni Theristìs, dove si dice che apparteneva all’odierna Monasterace, in cui erano insediati i Cavalieri di Malta, già di Rodi, e proprio da loro prendesse nome.
Date le minime fonti che riportano questo nome, mi permetto anche qui di affacciare la mia ipotesi personale, e cioè che in realtà, seppure Monasterace abbia avuto questo nome, lo abbia conservato per pochissimo tempo, e che fosse in realtà un aggettivo, qualcosa come “to Rodianò Monastiraki” = “il piccolo monastero dei Cavalieri di Rodi”, usato alternativamente con il sostantivo, che alla fine prevalse.
Una piccolo notazione fonetico-linguistica. Come si spiega l’alternanza B/D di Rubiano/Rodiano? È possibile che nella pronuncia locale suonasse Rujanu (o Rojanò), dal momento che possiamo vedere che nel greco moderno a volte “di+vocale” è diventato “j” (come nella preposizione “dià” divenuta “ja”, come il latino “bl/bi+vocale” diventava facilmente “j” (blancu = jancu). Quindi, dovendo “ritradurre” Rujanu, lo scrittore può aver scelto alternativamente Rodiano o Rubiano.
Ma questa, me ne rendo conto, è una ipotesi ancora più personale, e soprattutto più inutile...

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