mercoledì 13 aprile 2016

A parrata nostrana: palori francisi, spagnoli e germanesi

Termini di origine francese
La Calabria, come tutto il Mezzogiorno continentale, ha avuto due periodi di dominazione francese, il primo con i Normanni (che pur non essendo d'origine scandinava erano ormai completamente francesizzati) nei secoli XI-XI, e poco dopo, dal 1266 al 1442, con la casata d'Angiò.
Come è ovvio aspettarsi, questi lunghi secoli di dominazione hanno lasciato alcune tracce anche nel campo linguistico.
Vediamo quali parole sono rimaste, con l'avvertenza che si tratta per lo più di parole ormai in via d'estinzione, se non completamente perse.

Le parole, se non indicato altrimenti sono prese dal fondamentale Dizionario dialettale della Calabria dell'insuperabile Gerhard Rohlfs.
Custureri = sarto (fr. couturier);
Gucceri, gucciria = macellaio, macelleria (fr. boucher, boucherie):
Ttacci = chiodi che si mettevano sotto le scarpe per non consumare le suole (fr. attache)
Cciappi = pietre piatte (fr. echappe): ricordo che da piccolo giocavo sulla spiaggia con questo tipo di pietre ad un gioco simile alle bocce;
Accattara = comprare (fr. acheter);
Adumara = accendere (fr. allumer);
Nduja = tipo di salume (fr. andouille), che dalle nostre parti, a differenza della ormai famosa nduja del Tirreno, era fatto con budella e altri residui di carne di maiale, come la lingua;
Brocca = forchetta (fr. broche);
Cervedu = capretto (fr. chevrelle);
Lumera = lucerna (fr. lumière, luce);
Ammucciara = nascondere (fr. mucher);
Munsedu = mucchio (fr. moncel, monticello);
Racina = uva (fr. racine);
Perciara = bucare (fr. percher);
Viatu = subito (fr. viaz, immediatamente);
Mangiasuni = prurito (fr. mangesoin);
Giugnettu = luglio (fr. juignet);
Gujja = ago (fr. agouille);
Vocali = boccale (fr. bocal; la c semplice, mentre le nostre parlate privilegiano di solito le doppie, mi fa sospettare un'origine francese piuttosto che latina o italiana);
Mpurrira, mpurrutu = marcire, marcio (fr. pourrir, pourri, come in pot pourri).
Proviene probabilmente dal francese il saltuario uso del suffisso -uni come diminutivo, a differenza dell'italiano che lo usa sempre come accrescitivo: scaluni (scalino, gradino); timpuni (da timpa, piccola collina).
Altri termini, sempre indicati dal Rohlfs, mi sembra possano avere una origine francese indiretta, mediata dal napoletano:
Buffetta = tavolo (fr. bouffet);
Buatta = scatola di latta (fr. boite);Tirabusciò = cavatappi (fr. tire-bouchon);
Tuppu = crocchia di capelli (fr. toupet).

Una parola non presente nel Rohlfs è scarfara (riscaldare), che potrebbe venire dal francese chauffer; un'altra parola è malatia, in cui la presenza della consonante semplice rispetto all'italiano malattia, mi fa pensare ad un'origine dal francese maladie.

Una parola che il Rohlfs presenta come di origine francese è
avantjeri (l'altro ieri, ier l'altro), ma personalmente non escludo che si tratti di una evoluzione autonoma, casualmente coincidente con il francese avant hier, come vedremo ipotizzerà per lo spagnolo.

Una possibile origine francese, ma non escludo uno sviluppo autonomo, potrebbe essere l'uso di ca come particella interrogativa o esclamativa (analogamente al francese regionale que): Ca tu eri? = eri tu? - Ca vegnu e' ti minu = vengo e ti picchio.

Termini di origine spagnola
A dispetto della lunga dominazione spagnola, relativamente sono i termini che nella nostra parlata hanno origine da questa lingua, anche considerata la difficoltà di distinguere i termini che, come propone il Rohlfs, hanno avuto una origine autonoma con risultati simili, vista la vicinanza dell'evoluzione dal latino delle parlate italiane e spagnole: tenira (sp. tener, con il significato di avere); cjicara (sp. llegar, dal latino plicare, raggiungere); levara (sp. llevar, portar via, oltre che come in italiano togliere).

Eccone alcune che hanno una sicura origine spagnola.
Talijara = guardare (sp. atalayar = montare la guardia);
Ritranga = fascia per legare il basto all'asino (sp. retranca);
Ntroppiccara, attroppicara = inciampare (sp. atropezar);
Atturrara = tostare (dal catalano torrar).

Alcune parole non sono indicate dal Rohlfs, ma mi sembra ci siano pochi dubbi sulla loro origine:
Stricara = strofinare (sp. estregar);
Canijara = infastidire (sp. bastonare);
Arrobara = rubare (sp. arrobar);
Carrijara = trasportare (sp. carrear, carrejar);
Cusira = cucire (sp. coser);
Làgrima = lacrima (sp. làgrima).

Non so poi se i nomi della settimana da lunedì a giovedì (
luni, marti, mèrcuri, jovi) vengano direttamente dai latini lunae, martis, mercurii, iovis (caduto il termine dies) o dagli spagnoli lunes, martes, mièrcoles, jueves; l'accentazione di mercoledì mi farebbe propendere per una origine spagnola, ma ovviamente è un parere da ignorante.

La particella interrogativa-esclamativa I viene da alcuni fatta derivare dallo spagnolo y (la congiunzione e); personalmente non mi convince molto, potrebbe essere il greco η (la congiunzione o, analogamente all'uso toscano "o che tu fai" = "i chi' fai?").
Francese o spagnolo?
Accanto alla difficoltà di distinguere uno sviluppo autonomo dal latino da importazioni spagnole, esiste una difficolta ad individuare importazioni francesi o spagnole, visti gli sviluppi analoghi di alcuni suoni latini che le due lingue hanno avuto.

Al francese semaine Rohlfs attribuisce l'origine di simana (settimana), ma mi sembra più probabile presupporre lo spagnolo semana.

Alcune parole che il Rohlfs non tratta, mi sembra che abbiano la possibilità di venirci da una di queste lingue.
Caminara = camminare (fr. cheminer; sp. caminar);
Asu = asso (fr. e sp. as);
Cammisa = camicia (fr. chemise; sp. camisa);
Ripentira = pentire (fr. e sp. repentir);
Dubrara = raddoppiare (fr. doubler; sp. doblar);
Cuverta = coperta (fr. couvert; sp. cubierto = coperto).
Termini di origine germanica
Molto rari in tutta la Calabria (rari anche in quella più settentrionale che ha avuto la dominazione longobarda), il Rohlfs ne indica solo uno che appartiene alle nostre parlate, e cioè
faccetta (ascia) che però è venuta attraverso il francese hache.
Di possibile origine germanica è anche
scjocca (grappolo di fiori o di frutti, fichi infilzati in canne).
In realtà i termini di origine germanica non mancano nella nostra parlata, ma provengono (quasi sicuramente) dall'italiano:
guerra, guantu, guardara, vanda (parte, posto), farda (coi derivati fardali = grembiule, fascia, lembo, e mpardara = fasciare, rimboccare), e altri ancora.

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