mercoledì 13 aprile 2016

A parrata nostrana: I palori d'o latinu, vidimu mejju

Ampliamo ora la casistica.

A1) Si tratta della maggioranza delle parole, per cui ne indicherò solo alcuni che hanno avuto esiti particolarmente diversi, dovuti ai fenomeni fonetici (qui e in seguito indico latino con l., italiano con i., monasteracioto con m.).
L. bove - I. bue - M. voi (l’inusuale o al posto dell’italiano u, è dovuto alla fase italiana intermedia buoe);
L. sipia - I. seppia - M. siccia;
L. plenu - I. pieno - M. cjinu;
L. panariu - I. paniere - M. panaru (in realtà l’italiano non è originario, ma viene dal francese panier);
L. mediu - I. mezzo - M. menzu;
L. mittere - I. mettere - M. mentira;
L. persicu/a - I. pesca - M. pèrsicu;
L. umbilicu - I. ombelico - M. vidicu;
L. capsa/capsea - I. cassa - M. cascia (qui le due lingue hanno “scelto” un etimo leggermente diverso).
La casistica potrebbe continuare molto a lungo, ma quanto detto mi sembra sufficiente per dare un’idea.

Un caso leggermente diverso è quello che, soprattutto nel m., ha portato all’unificazione di radici diverse:
L. votare/voltare - I. votare/voltare - M. votara;
L. confortare/comportare - I. confortare/comportare - M. cumportara;
L. nasci/exire - I. nascere/uscire - M. nescira;

Analogo è il caso di una stessa radice che dà origine a due termini diversi:
L. estraniu (extraneus) - I. strano/estraneo - M. stranu;
L. dulce - I. dolce - M. aduci/durci (ma mentre durci deriva dal latino, durci è un’importazione italiana);
L. dirictu - I. dritto/diritto - M. dorittu/dirittu (anche qui il secondo termine, se non mediato dall’italiano è comunque di origine più “alta”);
L. fabula - I. fiaba/favola - M. fàvula (sebbene non sia esattamente un termina autoctono);

Esattamente contrario è il caso di due radici che per fenomeni storico-fonetici, danno esiti uguali:
L. escalciu/scarsu - I. scalzo/scarso - M. scarsu, L. esfoliare/espoliare - I. sfogliare/spogliare M. spojjara.


A2) Sono i termini che, pur derivando da una comune radice, hanno significati parzialmente diversi:
L. menare - I. menare (picchiare e portare, detto di una strada) - M. minara (picchiare e tirare);
L. girare (dal greco gyros) - I. girare - M. girara (significa anche cercare, anche se è più comune girijara);
L. levare - I. levare - M. levara (togliere, ma soprattutto alzare);
L. tornare - I. tornare - M. tornara (anche restituire);
L. debere - I. dovere (essere debitori ed essere costretti) - M. divira (solo nel senso di dovere dei soldi);
L. contare - I. contare - M. cuntara (contare e raccontare);
L. curiosu - I. curioso - M. curjusu (curioso e strano).

A3) L. devacare - I. divagare - M. divacara (versare, di liquidi);
L. pulitu - I. pulito - M. pulito (bello);
L. agreste- I. agreste - M. agresta (acerbo);
L. accoppare - I. accoppare - M. accoppara (coprire);
L. angustiare - I. angosciare - M. nguscijara (gemere);
L. jungere - I. giungere - M. gungira (unire);
L. ampliare - I. ampliare - M. lancjara (stendere i panni);

B) Moltissimi sono i termini latini che hanno dato origine a parole italiane, e invece non sono presenti nel monasteracioto: prendere, correre, salire, collina, sasso, veloce, tra… e non è che una piccola selezione

C) Meno numerosi sono i termini latini che non trovano un corrispondente in italiano: tandu (tamdiu) = allora, accia (apia) = sedano, docu (illoc) = costì, cunnu (cunnu) = vagina, jjòmmaru (glomeru) = gomitolo, ecc.

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