Ampliamo ora la casistica.
A1) Si tratta della maggioranza delle parole, per cui ne indicherò solo alcuni che hanno avuto esiti particolarmente diversi, dovuti ai fenomeni fonetici (qui e in seguito indico latino con l., italiano con i., monasteracioto con m.).
L. bove - I. bue - M. voi (l’inusuale o al posto dell’italiano u, è dovuto alla fase italiana intermedia buoe);
L. sipia - I. seppia - M. siccia;
L. plenu - I. pieno - M. cjinu;
L. panariu - I. paniere - M. panaru (in realtà l’italiano non è originario, ma viene dal francese panier);
L. mediu - I. mezzo - M. menzu;
L. mittere - I. mettere - M. mentira;
L. persicu/a - I. pesca - M. pèrsicu;
L. umbilicu - I. ombelico - M. vidicu;
L. capsa/capsea - I. cassa - M. cascia (qui le due lingue hanno “scelto” un etimo leggermente diverso).
La casistica potrebbe continuare molto a lungo, ma quanto detto mi sembra sufficiente per dare un’idea.
Un caso leggermente diverso è quello che, soprattutto nel m., ha portato all’unificazione di radici diverse:
L. votare/voltare - I. votare/voltare - M. votara;
L. confortare/comportare - I. confortare/comportare - M. cumportara;
L. nasci/exire - I. nascere/uscire - M. nescira;
Analogo è il caso di una stessa radice che dà origine a due termini diversi:
L. estraniu (extraneus) - I. strano/estraneo - M. stranu;
L. dulce - I. dolce - M. aduci/durci (ma mentre durci deriva dal latino, durci è un’importazione italiana);
L. dirictu - I. dritto/diritto - M. dorittu/dirittu (anche qui il secondo termine, se non mediato dall’italiano è comunque di origine più “alta”);
L. fabula - I. fiaba/favola - M. fàvula (sebbene non sia esattamente un termina autoctono);
Esattamente contrario è il caso di due radici che per fenomeni storico-fonetici, danno esiti uguali:
L. escalciu/scarsu - I. scalzo/scarso - M. scarsu, L. esfoliare/espoliare - I. sfogliare/spogliare M. spojjara.
A2) Sono i termini che, pur derivando da una comune radice, hanno significati parzialmente diversi:
L. menare - I. menare (picchiare e portare, detto di una strada) - M. minara (picchiare e tirare);
L. girare (dal greco gyros) - I. girare - M. girara (significa anche cercare, anche se è più comune girijara);
L. levare - I. levare - M. levara (togliere, ma soprattutto alzare);
L. tornare - I. tornare - M. tornara (anche restituire);
L. debere - I. dovere (essere debitori ed essere costretti) - M. divira (solo nel senso di dovere dei soldi);
L. contare - I. contare - M. cuntara (contare e raccontare);
L. curiosu - I. curioso - M. curjusu (curioso e strano).
A3) L. devacare - I. divagare - M. divacara (versare, di liquidi);
L. pulitu - I. pulito - M. pulito (bello);
L. agreste- I. agreste - M. agresta (acerbo);
L. accoppare - I. accoppare - M. accoppara (coprire);
L. angustiare - I. angosciare - M. nguscijara (gemere);
L. jungere - I. giungere - M. gungira (unire);
L. ampliare - I. ampliare - M. lancjara (stendere i panni);
B) Moltissimi sono i termini latini che hanno dato origine a parole italiane, e invece non sono presenti nel monasteracioto: prendere, correre, salire, collina, sasso, veloce, tra… e non è che una piccola selezione
C) Meno numerosi sono i termini latini che non trovano un corrispondente in italiano: tandu (tamdiu) = allora, accia (apia) = sedano, docu (illoc) = costì, cunnu (cunnu) = vagina, jjòmmaru (glomeru) = gomitolo, ecc.
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