Per quanto riguarda l'antica Kaulonia, si può certamente escludere una presenza ebraica, in quanto l'arrivo degli ebrei in Italia sembra risalire a non prima dell'ultimo secolo avanti Cristo, epoca in cui la nostra città non era più che una memoria storico-letteraria e dei resti monumentali.

Per i secoli successivi, nel volume di Sara Rossi, Antonella Casile e autori vari,
Vallata del San Pasquale e presenza ebraica in Calabria in età antica (Iiriti, Reggio Calabria, 2002), trovo alcuni accenni a Caulonia.
A pagina 23 se ne parla in un contesto di "consistenti presenze ebraiche", e, trattandosi dei secoli XI-XIII, possiamo presumere che si tratti in realtà di Castelvetere, come viene esplicitato a pagina 59, dove si parla della fine del 1400.
Invece, a pagina 22, se ne parla in riferimento al IV secolo dC, e l'autrice, Gisella Rossi, accosta, tra le altre, a Vibo e a Tropea le testimonianze riferibili a Caulonia; purtroppo non indica i riferimenti storico-letterari o archeologici a sostegno di questa tesi.
Lo stesso ripete alle pagine 35-36, dove di nuovo parla di presenza documentata a Caulonia, come in altri luoghi, senza neanche qui indicare, purtroppo, quali siano queste documentazioni.
Vista l'epoca, qui non siamo più nell'epoca delll'antica Caulonia, né della successiva Castelvetere (di là da venire), ma si tratta chiaramente della
statio romana di
Caulon/Stilida.
Quali siano gli elementi che portino a pensare ad una presenza ebraica qui, posso solo provare a supporlo: poco prima, a pagina 22, si parla di "notevole e continuo flusso migratorio dalla Palestina e dall'Africa settentrionale di gruppi ebraici"; ebbene, in quella che era l'area occupata dalla statio di Stilida, sono stati trovati numerosi reperti di provenienza africana (Henri Tréziny,
Kaulonia 1: Sondages sur la fortification nord (1982-1985), Centre Jean Berard, Napoli, 1989); inoltre sono state trovate numerose anfore del cosiddetto tipo Keay LII, di produzione locale, che venivano spesso usate per conservare e trasportare il vino
kasher, cioè preparato secondo le regole bibliche osservate dagli ebrei; infine, esercitando gli ebrei in grande misura il commercio, è difficile pensare che fossero assenti proprio da questa importante
statio, l'unica tra Locri e Castra Hannibalis (nei pressi di Squillace), e quindi a notevole di stanza da entrambi; ma siamo sempre nel campo delle ipotesi: ho scritto all'autrice per cercare di avere prove documentali più certe, e spero prima o poi di avere risposta.
Saltiamo di nuovo alcuni secoli, e arriviamo al 982, quando è invece certa la presenza, dalle nostri parti, dell'ebreo Kalònymos, che accompagna l'imperatore tedesco Ottone II nella sua rovinosa campagna contro gli arabi, forse alleati nell'occasione dei bizantini.
Si tratta di una presenza del tutto occasionale, ma mi viene da pensare che forse la presenza di Kalònymos non è di semplice amicizia o compagnia (me lo fa escludere quello che era all'epoca lo stato dei rapporti tra ebrei e cristiani), ma probabilmente viene portato con sé dall'imperatore proprio per prendere contatti con gli ebrei già presenti nella zona, e cercare di avere da loro una collaborazione per cercare di battere il nemico: se tale collaborazione vi fu non sappiamo, sappiamo che se anche vi sia stata non ha portato molto frutto, visto l'esito della
battaglia.
Del resto sappiamo, dalla vita di san Nilo da Rossano, che si riferisce ad un'epoca all'incirca contemporanea, che la presenza ebraica in Calabria era un elemento né nuovo né inusuale, ma che aveva un pieno inserimento (relativamente al valore di tale espressione, in un ambiente aspramente antigiudaico, come mostrano le parole di Nilo stesso) nel campo economico e sociale.
Ma ancora una volta, bisogna ammettere che siamo sempre nel campo delle pure ipotesi.
Facciamo un altro salto di circa altri 500 anni, ed arriviamo al 1530, anno in cui fu scritta la Platea di Santo Stefano del Bosco, cioè il "censimento" dei beni posseduti dai certosini di Serra San Bruno, in cui leggiamo testualmente:
Item dictum monasterium tenet et possidet in sui demanio et potestate culturam unam thomolatorum tresdecim cum dimidia, partim riguam et partim costeriam, que cultura est extra tenimentum Arsafie tamen est prope dictum tenimentum in eodem territorio Stili prope flummariam Matrimone, in loco dicto Trovato, confinatam versus occidentem iuxta terram abatie Santi Ioanni Terresti, versus orientem iuxta easdem prefatas terras prefate abatie, versus septemtrionem iuxta terras que fuerunt Iudei, quas ad presens tenent heredes condam Angeli Crista de Monesteraci, ab alio latere, versus septentrionem iuxta terras dicte abatie Santi Ioannis.
Traduco (con qualche difficoltà e varie incertezze, visto il latino corrotto, e con qualche sintesi, per non inserire spiegazioni che sarebbero più lunghe del testo stesso):
La Certosa possiede una coltivazione di tredici tomoli e mezzo, in parte pianeggiante [riguam = irrigua / lungo la riva?] in parte sulla costa, e questa coltivazione si trova fuori dai possedimenti di Arsafia [Santa Maria di Arsafia, importante abbazia tra Guardavalle e Monasterace], tuttavia è vicino a questi possedimenti nello stesso territorio di Stilo [il territorio di Guardavalle faceva parte del Regio demanio di Stilo, e in quegli anni anche Monasterace era disputata dallo stesso Regio demanio, per venirle assegnata, ma non definitivamente, nel 1539] presso la fiumara Matrimone [secondo Cuteri il Vallone San Bernardo, o, ipotizzo io, la fiumara Patella o Fiumarella di Guardavalle?] in un luogo detto Trovato, confinante verso ovest con la terra dell'abbazia di San Giovanni Thirestìs, verso est con le terre di detta abbazia [Arsafia?], verso nord con le terre che furono di un ebreo [nel 1511 gli ebrei erano stati cacciati da tutto il Meridione], attualmente possedute dagli eredi di Angelo Crista di Monasterace, dall'altro lato, verso nord, con le terre dell'abbazia di San Giovanni.
Non sono riuscito ad individuare con esattezza la localizzazione di queste terre, ma si tratta di un luogo tra Monasterace e Guardavalle, probabilmente Monasterace, se l'individuazione di Cuteri della fiumara Matrimone è corretta, probabilmente Guardavalle in caso contrario.
Abbiamo comunque con certezza che nelle nostre zone una terra apparteneva ad una famiglia ebraica, costretta a partire dagli Spagnoli, e che se ne impossessò (per occupazione? con regolare acquisto?) una famiglia di Monasterace.
Due osservazioni a proposito di questo Angelo Crista: Angelo, come nome di forma cristiana, è un nome piuttosto comune tra gli ebrei e tra i convertiti (forzati o meno); Crista potrebbe significare Cresta, ma potrebbe anche essere il "femminile" di Cristo, e bisogna ricordare che molti ebrei convertiti assumevano cognomi come Cristiani, Di Gesù, e simili.
Ricordo anche che a Guardavalle vive ancora una famiglia il cui soprannome è d'a Crista.
La mia ipotesi conclusiva dunque è questa: a Monasterace viveva (almeno) una famiglia ebraica (ma tenendo presenti le abitudini di insediamento degli ebrei e le loro esigenze di culto e di vita, è difficile pensare che fosse davvero una sola), che possedeva un terreno tra Monasterace stesso e Guardavalle; costretta dagli spagnoli a partire, si portò dietro i soldi e i beni mobili che poteva portare, lasciando (in dono o in vendita) i beni immobili, tra cui la terra di cui parla il documento, ad un membro del ramo della famiglia che (forzatamente o liberamente, con convinzione o per interesse) aveva invece abiurato dalla religione dei padri, diventando cristiano.
Volando un po' di fantasia, aggiungerei che il membro della famiglia diventato cristiano fosse una donna (a Crista), e che il fatto fosse avvenuto già da molto tempo, altrimenti non si spiegherebbe come (ammesso che la mia ricostruzione sia vera!) abbiano potuto restare, ed i loro discendenti perpetuarsi fino ad oggi, dal momento che con gli ebrei di fede furono scacciati anche quelli di sangue, nonostante potessero essersi convertiti al cristianesimo.