Mi rendo conto che questo post potrà sembrare frutto di fantastoria da parte di un monomaniaco fissato: sono disposto ad accettare ogni critica, ma invito comunque a prendere in considerazione (anche per demolirli) gli argomenti che propongo.
Da molti anni mi sto dedicando alla storia di Monasterace, e da qualche anno allo studio della Calabria ebraica, ma non avrei mai pensato a mettere in connessione questi due aspetti: ero convinto che nulla di ebraico vi fosse mai stato a Monasterace, o che, se pure qualche presenza ci fosse stata, il lungo tempo passato e l'assenza di documenti non avrebbero mai permesso di saperne qualcosa.
Questo fino a poche settimane fa, oggi le letture fatte (o approfondite) per questo blog mi portano invece a pensare che una presenza ebraica a Monasterace vi sia stata, e sia rimasta oltre la cacciata ufficiale degli ebrei dalla Calabria, e che qualche elemento documentario può essere di aiuto in questo.
Una sola è la prova di una certa solidità, dalla Platea della Certosa di Santo Stefano del Bosco del 1530, citata in un post precedente (sono riportati indizi tratti da altre pubblicazioni, oltre al passaggio, non si sa quanto casuale, dell'ebreo Kalonymos al seguito dell'imperatore Ottone II):
Da molti anni mi sto dedicando alla storia di Monasterace, e da qualche anno allo studio della Calabria ebraica, ma non avrei mai pensato a mettere in connessione questi due aspetti: ero convinto che nulla di ebraico vi fosse mai stato a Monasterace, o che, se pure qualche presenza ci fosse stata, il lungo tempo passato e l'assenza di documenti non avrebbero mai permesso di saperne qualcosa.
Questo fino a poche settimane fa, oggi le letture fatte (o approfondite) per questo blog mi portano invece a pensare che una presenza ebraica a Monasterace vi sia stata, e sia rimasta oltre la cacciata ufficiale degli ebrei dalla Calabria, e che qualche elemento documentario può essere di aiuto in questo.
Una sola è la prova di una certa solidità, dalla Platea della Certosa di Santo Stefano del Bosco del 1530, citata in un post precedente (sono riportati indizi tratti da altre pubblicazioni, oltre al passaggio, non si sa quanto casuale, dell'ebreo Kalonymos al seguito dell'imperatore Ottone II):
terras que fuerunt Iudei, quas ad presens tenent heredes condam Angeli Crista de Monesteraci (le terre che furono di un ebreo, attualmente possedute dagli eredi di Angelo Crista di Monasterace).
Vediamo altri elementi significativi.
Nel Regesto vaticano per la Calabria di Francesco Russo, al n. 47649, abbiamo visto citata la morte, nel novembre 1696, del parroco Giuseppe Arone, dal cognome chiaramente di origine ebraica, di probabile appartenenza a famiglia sacerdotale.
Era tradizione di molte famiglie di anusim (nascosti: ebrei che avevano segretamente conservato la fede dei padri) avviare uno dei figli alla carriera ecclesiastica, sia per distogliere i sospetti che per poter praticare più liberamente le loro preghiere e i loro riti: di solito questi preti, dopo aver celebrato pubblicamente per i loro fratelli i riti cattolici del matrimonio, della sepoltura ecc., li ripetevano segretamente secondo i rituali ebraici.
Non è detto che questo Arone fosse tra di loro, ma visto che usualmente ad uno zio sacerdote si affiancava un nipote prete (si veda la dinastia ecclesiastica dei Syrleto di Guardavalle), è probabile che fino a qualche generazione prima vigesse questa pratica nella famiglia Arone; nel 1696 troppo tempo era passato per essere sicuri che la fede ebraica venisse conservata, ma non è del tutto da escludere.
Al n. 55159, abbiamo visto che nel 1724 viene nominato parroco Io. Baptistae Vigliarulo, che (n. 55400) qualche mese dopo viene rimosso, probabilmente perché si scopre che non fosse realmente prete: non si sa se si fosse finto tale, o se non avesse ancora ricevuto il sacramento dell'ordine.
Villarulo (Villaroel) è cognome spagnolo ebraico (appartiene ad una famiglia di Stilo che ha dato numerosi personaggi celebri, maggiore tra tutti Domenico, cartografo ufficiale presso la corte spagnola): anche di questo (preteso) prete è possibile pensare che volesse curare i fedeli rimasti segretamente ebrei.
Altri elementi sono ancora più vaghi, e meriterebbero ulteriori approfondimenti.
Mario Galeota, feudatario di Monasterace, fu un eretico di una certa celebrità, prima di rientrare nel seno della Chiesa, e a Monasterace si rifugiò per scrivere alcune sue opere anticattoliche; qui strinse rapporti con Tommaso Campanella, che ospitò pochi giorni prima del fallimento della congiura antispagnola (e anticattolica).
Tommaso Campanella, di cui sono note le relazioni con ebrei e giudaizzanti, nell'attuazione della sua congiura, pose particolare attenzione a Monasterace (qui faccio solo dei cenni, che approfondirò in un futuro post sui rapporti tra Campanella e Monasterace): di Monasterace sembra che fosse il suo seguace e complice Dionisio, a Punta Stilo erano attese le galee turche che avrebbero dovuto avviare la lotta congro gli spagnoli, a Monasterace chiese ripetutamente di poter predicare, venendogliene negato il permesso, e qui fu ospite di Mario Galeota.
Vediamo altri elementi significativi.
Nel Regesto vaticano per la Calabria di Francesco Russo, al n. 47649, abbiamo visto citata la morte, nel novembre 1696, del parroco Giuseppe Arone, dal cognome chiaramente di origine ebraica, di probabile appartenenza a famiglia sacerdotale.
Era tradizione di molte famiglie di anusim (nascosti: ebrei che avevano segretamente conservato la fede dei padri) avviare uno dei figli alla carriera ecclesiastica, sia per distogliere i sospetti che per poter praticare più liberamente le loro preghiere e i loro riti: di solito questi preti, dopo aver celebrato pubblicamente per i loro fratelli i riti cattolici del matrimonio, della sepoltura ecc., li ripetevano segretamente secondo i rituali ebraici.
Non è detto che questo Arone fosse tra di loro, ma visto che usualmente ad uno zio sacerdote si affiancava un nipote prete (si veda la dinastia ecclesiastica dei Syrleto di Guardavalle), è probabile che fino a qualche generazione prima vigesse questa pratica nella famiglia Arone; nel 1696 troppo tempo era passato per essere sicuri che la fede ebraica venisse conservata, ma non è del tutto da escludere.
Al n. 55159, abbiamo visto che nel 1724 viene nominato parroco Io. Baptistae Vigliarulo, che (n. 55400) qualche mese dopo viene rimosso, probabilmente perché si scopre che non fosse realmente prete: non si sa se si fosse finto tale, o se non avesse ancora ricevuto il sacramento dell'ordine.
Villarulo (Villaroel) è cognome spagnolo ebraico (appartiene ad una famiglia di Stilo che ha dato numerosi personaggi celebri, maggiore tra tutti Domenico, cartografo ufficiale presso la corte spagnola): anche di questo (preteso) prete è possibile pensare che volesse curare i fedeli rimasti segretamente ebrei.
Altri elementi sono ancora più vaghi, e meriterebbero ulteriori approfondimenti.
Mario Galeota, feudatario di Monasterace, fu un eretico di una certa celebrità, prima di rientrare nel seno della Chiesa, e a Monasterace si rifugiò per scrivere alcune sue opere anticattoliche; qui strinse rapporti con Tommaso Campanella, che ospitò pochi giorni prima del fallimento della congiura antispagnola (e anticattolica).
Tommaso Campanella, di cui sono note le relazioni con ebrei e giudaizzanti, nell'attuazione della sua congiura, pose particolare attenzione a Monasterace (qui faccio solo dei cenni, che approfondirò in un futuro post sui rapporti tra Campanella e Monasterace): di Monasterace sembra che fosse il suo seguace e complice Dionisio, a Punta Stilo erano attese le galee turche che avrebbero dovuto avviare la lotta congro gli spagnoli, a Monasterace chiese ripetutamente di poter predicare, venendogliene negato il permesso, e qui fu ospite di Mario Galeota.
Non si può escludere che sia il Galeota che il Campanella si trovassero a proprio agio in un luogo in cui l'eventuale presenza di ebrei nascosti fornisse loro alleati e protezione contro le intrusioni della Santa Inquisizione.
Altri elementi non sono che dei sospetti, meritevoli di ulteriori indagini.
Altri elementi non sono che dei sospetti, meritevoli di ulteriori indagini.
Rimando ancora ad un altro post sul Regesto vaticano, e mi piacerebbe molto riuscire a capire a cosa fossero dovute le censure ecclesiastiche inflitte a Monasterace, e di cosa fossero accusati i due preti monasteracioti incarcerati.
Un elemento di storia locale.
Qualche anno fa, ho avuto occasione (e ringrazio il parroco) di consultare un libro parrocchiale del 1700, e mi ha impressionato il grande numero di figli di madre nubile.
Il sospetto che mi si affaccia (ma bisognerebbe vedere i dati dei paesi circostanti nello stesso periodo), è che queste madri non fossero realmente nubili, ma segretamente sposate con il solo rito ebraico.
Riconosco che questo è un argomento estremamente labile, niente più che un dato da esaminare.
Un dato folkloristico.
Nei dintorni è conosciuto una "strofetta" a proposito dei monasteracioti, che pressappoco dice così (cito del tutto a memoria):
O bella genti de Monasteraci,
chi' nterra li morti senza cruci
e pe' campani sona straci.
O bella gente di Monasterace,
che seppellisce i morti senza croce
e come campane suona cocci.
(straci = òstraka, dal greco che indica cocci di terracotta, da cui ostracismo, in quanto il nome della persona da espellere veniva scritta su cocci che poi venivano deposti nell'"urna" delle votazioni).
Questo detto non potrebbe essere un ricordo degli ebrei che venivano sepolti senza la croce cristiana e che non si curavano molto della liturgia cattolica?
Un elemento di storia locale.
Qualche anno fa, ho avuto occasione (e ringrazio il parroco) di consultare un libro parrocchiale del 1700, e mi ha impressionato il grande numero di figli di madre nubile.
Il sospetto che mi si affaccia (ma bisognerebbe vedere i dati dei paesi circostanti nello stesso periodo), è che queste madri non fossero realmente nubili, ma segretamente sposate con il solo rito ebraico.
Riconosco che questo è un argomento estremamente labile, niente più che un dato da esaminare.
Un dato folkloristico.
Nei dintorni è conosciuto una "strofetta" a proposito dei monasteracioti, che pressappoco dice così (cito del tutto a memoria):
O bella genti de Monasteraci,
chi' nterra li morti senza cruci
e pe' campani sona straci.
O bella gente di Monasterace,
che seppellisce i morti senza croce
e come campane suona cocci.
(straci = òstraka, dal greco che indica cocci di terracotta, da cui ostracismo, in quanto il nome della persona da espellere veniva scritta su cocci che poi venivano deposti nell'"urna" delle votazioni).
Questo detto non potrebbe essere un ricordo degli ebrei che venivano sepolti senza la croce cristiana e che non si curavano molto della liturgia cattolica?
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