domenica 8 maggio 2016

Nuove tracce ebraiche?

Come dicevo in un precedente post, quest'estate ho avuto il piacere di consultare la tesi sul catasto onciario di Monasterace, presentata da Vincenza Pacicca, la quale mi ha anche messo cortesemente a disposizione le fotocopie del catasto originario.
Mi hanno colpito, tra le altre, tre citazioni.


"Cappella [precedentemente avevo parlato, erroneamente, di altare maggiore] di S. Andrea Avellino e S. Mario martire patroni eretta dentro questa chiesa madre.
Pesi per la celebrazione di una messa bassa la settimana ducati cinque e mezzo, oglio per lampade carlini trentassei, più ad ebrei fatti cristiani, ed altre per garzone miserabili, ed comandantes
[poco leggibile, ma credo sia da intendere come un sinonimo del successivo "su raccomandazione di"] da Monsisgnore Illustrissimo per ogni anno docati quattro circa"

Altre due citazioni si riferiscono, rispettivamente, alla "Chiesa e confraternita di S. Nicola di questa Terra di Monasterace" ed alla "Chiesa e confraternita di S. Caterina di questa Terra di Monasterace":
"paga ad ebrei fatti cristiani ed altre persone miserabili raccomandate da Monsignore Illustrissimo docati quattro"
Trovare la citazione di "ebrei fatti cristiani" ben 200 anni dopo la cacciata degli ebrei dal Mezzogiorno, specialmente in un luogo in cui, a parte le vaghe tracce di cui ho parlato precedentemente, è piuttosto stupefacente.
Aggiungerò che analoghe citazioni si ritrovano ne Il catasto onciario di Placanica, pubblicato dall'ottima professoressa Maria Pia Divino, Arti grafiche, 2002.
Vediamo le varie ipotesi che si possono fare su queste citazioni, e alla fine darò il mio parere personale.

La prima ipotesi è che si tratti di semplici scrocconi che, per avere un piccolo "aiutino", si facevano passare per ebrei, e, con la "conversione", riuscivano ad ottenere questo "premio" che li aiutasse a tirare avanti.
Altra ipotesi è che si trattasse di discendenti di "marrani", o più correttamente "anusim" (nascosti) che, fin dall'epoca angioina, e poi, più numerosi, alla soglia della cacciata del 1511, si erano convertiti per poter rimanere indisturbati nei luoghi che sentivano loro patria; nonostante i secoli passassero, questi convertiti, che continuassero o no a praticare la loro fede, venivano comunque visti come "altri" dalla popolazione cristiana.
Una terza ipotesi è che si tratti di ebrei che, grazie al permesso concesso e presto revocato dallo stesso Carlo III, si erano nuovamente stabiliti in Calabria, e che si "convertono" per poter rimanere, e rimanere in modo "retribuito".
L'ultima ipotesi è che si tratti di veri ebrei, che avevano continuato a osservare la loro fede nascostamente, e abbiano infine deciso (almeno alcuni di loro) di uscire allo scoperto e "farsi cristiani"
Mie riflessioni
Io tendo a sostenere quest'ultima ipotesi, pur non nascondendomi le difficoltà che esistono, e proverò a fornire le mie obiezioni alle altre.
1) Per scroccare non c'era bisogno di fingersi ebrei: in tutte e tre le citazioni questi "ebrei fatti cristiani" stanno insieme ad altri miserabili, indefiniti in due casi, individuate in un "garzone" nel caso della cappella della chiesa matrice; a mio parere non era molto allettante autoconferirsi l'infamante etichetta di "ebrei". Vero è, d'altra parte, che poteva essere meno infamante (ma ne dubito) darsi l'aura di convertiti piuttosto che passare per poveracci; inoltre potrebbe trattarsi di persone abbastanza povere da aver bisogno di un aiuto, ma non abbastanza da ottenerlo senza la gloria di "convertiti". Resta comunque il fatto che io, personalmente, ritengo più sostenibile l'ipotesi che NON si tratti di scrocconi. D'altra parte, mentre è accertato da alcuni studiosi che ci siano stati all'epoca molti finti ebrei convertiti, è anche vero che altri studiosi hanno accertato l'autenticità dell'ebraicità di almeno alcuni di questi convertiti, anche se non di tutti hanno potuto accertare l'autenticità della conversione.
2) Che si tratti di discendenti di antichi convertiti, mi sembra altrettanto poco sostenibile. Sia perché non avevano bisogno di convertirsi, in quanto, come discendenti da convertiti, venivano battezzati e cresimati, e quindi, ricevendo tutti i sacramenti cattolici e praticando, almeno come copertura, i riti cristiani, non avevano bisogno di "farsi" cristiani. Inoltre anche questi cristiani "novelli", guardati con sospetto dalla popolazione e dai governanti, erano stati colpiti dal decreto di espulsione. Di contro, bisogna dire che sono dimostrati alcuni casi di permanenza di alcuni cristiani conversi nonostante l'editto di espulsione. Nonostante ciò, mi sembra anche qui più sostenibile l'ipotesi che NON si tratti di discendenti di antichi convertiti.
3) Il permesso di permanenza da parte di Carlo III fu di durata talmente breve, limitata quantitativamente (una o due città in Calabria) e qualitativamente (commercianti e persone con buone possibilità economiche), e talmente scarse sono le tracce che ebbe effettiva attuazione in Calabria, che anche qui, pur non potendo escludere del tutto, mi sembra più sostenibile l'ipotesi che NON si tratti di ebrei recentemente ritornati, tanto più che, essendo questi di non pessime condizioni economiche, non avevano bisogno di ricevere quella che tutto sommato non era una grossa somma.
4) Da quanto detto, è evidente che a mio parere l'ipotesi più probabile è che possa trattarsi di veri e propri ebrei, che da almeno due secoli avevano continuato segretamente a praticare la loro fede, ed ora, sia perché disillusi dall'ultima revoca di permesso di permanenza, sia perché ridotti in miseria, decidono di "convertirsi" (metto questo termine sempre tra virgolette, perché non si sa quanto questa "conversione" si possa definire autentica e convinta").
Del resto, un inquisitore che fu in Calabria dal 1654 al 1659 annotava che in tutta la provincia di Catanzaro (ne siamo alle soglie, e se avesse visto altre province avrebbe forse potuto fare la stessa osservazione) era piena di ebrei che praticavano segretamente i loro riti.

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