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sabato 5 novembre 2016

La Papessa di Monasterace

Una Madonna papale
Usciti da Monasterace dalla Porta di Terra e percorsi nemmeno 200 metri, si arriva ad una moderna cappella ottagonale con pareti di vetro, costruita per proteggere una delle opere più particolari (e secondo me più belle) del nostro paese.
Antica chiesetta della Madonna "del Rito"www.monasterace.info
Fino al dopoguerra esisteva ancora la chiesetta originale, che nei primi anni ’50 fu sventatamente distrutta, un po’ perché danneggiata, un po’ troppo per allargare la strada.
Se ne perse praticamente la memoria, finché negli anni ’90 due signore del paese ebbero (è quanto si afferma) la visione della Madonna, che apparsa loro molte volte, le invitò a scavare, e fu così che trovarono la cappella (una parte della cappella e circa un metro quadro di pavimento è quanto resta della chiesa originale), e, sempre su invito della Madonna, sotto l’intonaco trovarono l’affresco, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino e circondata da angioletti, seduta sulla Sacra Casa di Loreto.



Si racconta anche che dagli occhi della Madonna uscissero per molto tempo delle lacrime, le cui tracce sono poi state pulite dal successivo restauro.
Si tratta di un affresco della Madonna di Loreto (diventata nella nostra parlata de Luritu, poi de lu Ritu, e quindi ritradotta in italiano come Madonna del Rito, di questo passaggio linguistico abbiamo una testimonianza nell'inventario della chiesa di Santa Barbara a Taverna, dove è descritto il quadro di Mattia Preti "S. Maria dello Reto"), la cui maggiore particolarità consiste nel fatto che porta in testa quella che chiaramente è un triregno papale.
È una pittura tenera e ingenua, che io trovo fresca e dolce, benché non si possa certo dire un capolavoro di grande scuola: probabilmente è di un autore di area locale con discrete nozioni tecnico-pittoriche.
Riguardo all’epoca dell’affresco non ci sono certezze, ma io la collocherei non più tardi della metà del XVI secolo, in base ad un elemento di storia religiosa, più che di stile artistico (campo al cui riguardo confesso tutta la mia ignoranza).
Alla prima metà del XVI secolo risale infatti il Concilio di Trento, in seguito al quale fu stabilito il divieto di raffigurare la Vergine in vestimenti pontifici, episcopali o sacerdotali.
Si spiegherebbe così perché l’affresco risulta essere stato ricoperto da un intonaco bianco a gigli (borbonici?) azzurri.
Questo tipo di raffigurazione della Madonna aveva una certa diffusione, ed in particolare tre corone (forse rappresentanti la Trinità) erano tipiche dell’iconografia della Vergine di Loreto, ed ho trovato alcune immagine simili: 1) Madonna del Popolo a Pontremoli in Lunigiana; 2) Madonna di Loreto a Monselice (PD); 3) Madonna del Monte a Cesena.

1)
2)
3)In nessuna, però, si distingue così nettamente una vera e propria tiara papale, se non nella terza, ma si tratta di un ex voto, quindi con valore del tutto privato.

mercoledì 13 aprile 2016

Altri cognomi a Monasterace

In questa seconda minirassegna di cognomi a Monasterace, è possibile vedere riflessa la complicata storia etnica della Calabria, anche se ancora molti elementi mancano.



Armocida. Cognome antichissimo e tipicamente calabrese (anche nelle forme Armogida, Ermocida, Ermogida), si trova a Monasterace già da vari secoli. Vengono proposte 4 etimologie: lo spagnolo Hermosita (graziosa, carina), poco probabile. Poi ci sono il greco armogē = porzione, parte, mentre il Rohlfs (segnalando la diffusione di questo cognome anche in Grecia) dà armogios = frantoio, quindi lavoratore o proprietario di frantoio; infine un’ultima ipotesi potrebbe essere l’arabo al mujahid, al mujid = guerriero, combattente per il jihad. La mia preferenza va a quest’ultima ipotesi, ma l’autorità nel campo è sicuramente Gerhard Rohlfs.

Belluzzi. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non ha nessuna relazione con la bellezza. Come le sue varianti Belluscio, Bellusci, Belluzzo, Bellucci, è invece il cognome di origine arbrësh (albanesi di Calabria) Belush.
Non ne ho trovato il significato, comunque è lo stesso cognome dell’attore John Belushi.

Bressi. Come le sue varianti Bressa, Brescia e Bresci, non ha nessuna relazione con la città di Brescia (almeno nelle famiglie di origine calabresi).
Anche questo, come il precedente, è di origine albanese, e deriva proprio dal nome Arbrësh con cui si autodefiniscono gli albanesi di Calabria e del Meridione d’Italia.

Cimino. Coltivatore o commerciante di cumino, un’erba aromatica impiegata in cucina. Viene dall’arabo kamun, (a sua volta dal sumero gamun) attraverso il greco kyminon. Probabilmente poi è stato “riesportato” in Grecia, dal momento che a Salonicco è un cognome di famiglie ebraiche, con la forma Tzimino, dal momento che la c dolce italiana viene translata come tz in greco. Quindi è possibile che qualche ramo della famiglia Cimino abbia origine da qualche antenato ebreo impegnato in questo commercio, ed i cui discendenti in parte si convertirono e in parte fuggirono in Grecia nel XVI, quando gli ebrei furono cacciati dal Sud Italia.

Diano. Come per le sue varianti Diana e Tiano, normalmente lo si attribuisce al nome della dea romana, alla stella diana, la stella del mattino, o, infine al nome calabrese del tegame, tiana. Non è però da escludere anche per questo cognome un’origine ebraica, variante locale del siciliano Dieni. Potrebbe derivare dall’ebraico dayan, che indica un giudice della comunità. Come di Diano è segnalato come cognome di un medico ebreo calabrese nel XV secolo; inoltre è citato come cognome ebraico in Tunisia nella forma Diano, una famiglia Diahn ebraica esisteva in Inghilterra, ed il cognome Tiano è diffuso, sempre come cognome ebraico, a Salonicco.

Lanzetta. E restiamo nel campo medico. La lancetta (piccola lancia) era lo strumento acuminato che veniva usato per effettuare salassi da parte di barbieri, cavadenti e medici. Era lo strumento che per eccellenza individuava il medico, al punto che tuttora la maggiore rivista medica inglese (ed una delle più importanti del mondo) si chiama The Lancet. Inutile dire la professione di un qualche antenato (anche in tempi recenti) di chi porta questo cognome.

Lombardo. Se può indicare una generica origine lombarda, qui in Calabria ha probabilmente una origine più specifica. Infatti era cognome diffuso tra i valdesi di Guardia Piemontese e dintorni, ai quali veniva attribuita una generica origine dal Nord Italia, noto anche per estensione come Langobardia prima e Lombardia dopo, al punto che Guardia Piemontese si chiamava originariamente Guardia Lombarda. Con la strage dei valdesi nel XVI secolo, questi furono costretti alla conversione (o alla pratica clandestina della loro fede) o alla fuga.

Luly, anche nella forma Lulì. La ricerca su questo cognome è stata estremamente difficile. Il Rohlfs si limita a citarlo, dicendo che è cognome diffuso anche in Grecia, dove ho scoperto anche esistere la cittadina chiamata Loulos. A mio parere potrebbe avere il significato di fiore, come il greco moderno louloudi, probabilmente diminutivo del precedente loulos, con lo stesso significato.

Raco. Presente anche nella forma Racco, è un cognome tipico della Locride, e, come Di Raco, Rago, Rao è diffuso in tutta la Calabria. Anche questo è cognome di origine greca, ma, mentre di Luly sono riuscito a trovare a fatica una possibile etimologia, di questo ne ho trovate anche troppe, tutte derivanti dal greco rachos. Un significato possibile è straccio, ed un altro ancora dorsale di collina. Ma quello che è più probabile (anche secondo le indicazioni del Rohlfs) è il nome di un arbusto duro e spinoso, che per estensione è passato a significare un bastone duro e aguzzo ed infine l’erpice, la parte dell’aratro che si configge nel terreno per smuoverla. Può quindi avere origine o da un antenato contadino oppure da uno caparbio e tenace, magari anche testardo, ma che non si arresta davanti agli ostacoli. Un buon cognome per un giornalista!

Spanò. Anche questo deriva da un termine greco, esattamente spanòs, che significa imberbe, sbarbato. Probabilmente da un antenato con questa caratteristica fisica in una società in cui portare la barba era abituale.

Qualche cognome di Monasterace

Inizio qui un piccolo excursus su cognomi presenti a Monasterace. Per questa prima parte prendo spunto dai cognomi dei miei amici di Facebook.


Bumbaca. Dal greco bombyx, che indica il baco da seta. Il cognome (come tutti quelli derivanti dal greco) è molto antico, e chiaramente indica un antenato impegnato nell’allevamento dei bachi da seta, o genericamente nel commercio o nella lavorazione della seta, attività molto diffusa nelle nostre terre, dove conobbe un primo decadimento alla cacciata degli ebrei (detentori del commercio) nel XVI secolo, e poi nel XX secolo, con l’introduzione dei tessuti sintetici, se ne ebbe il crollo finale.

Ciccia. Cognome piuttosto recente. Ha origine da una qualche antenata di nome Francesca, di cui Ciccia (come il maschile Ciccio) è il diminutivo. È testimonianza (a meno che non si tratti di una madre nubile!) di una certa “matrilinearità” presente nel nostro territorio, in cui spesso i soprannomi (ed i cognomi non sono altro che dei soprannomi più antichi) si tramandano per via materna .

Comito. Dal latino comes, comitis (compagno, amico, socio). Ha origine dopo la latinizzazione dei nostri territori, iniziata intorno al 1060 con la conquista normanna. Dallo stesso termine latino deriva l’italiano “conte”, per cui il cognome può indicare un antenato affabile, amichevole, come pure una qualche relazione (parentela? servitù?) con una nobile famiglia, sebbene dalle nostre parti siano presenti marchesi e baroni (e si ebbe il titolo di Monasterace anche come ducato e principato), ma non mi risultano conti. Ad ogni modo si tratta di un cognome presente a Monasterace da almeno 300 anni, come risulta da molte fonti archivistiche.

Cosentino. È uno dei molti nomi derivanti da luoghi, ed indica chiaramente un antenato proveniente da Cosenza o dalla sua provincia. Si tratta di uno dei cognomi più diffusi in Calabria, ed in genere piuttosto comune in tutto il Meridione.

Fraietta. Non sono riuscito a trovare nessuna etimologia certa del mio cognome. Propendo per l’ipotesi che derivi dal francese fauvette (falvette) (giallina), da cui è derivato il napoletano falavetta e, forse attraverso questo, il calabrese fravetta, che indica varie specie di uccelli, in particolare il beccafico. La diffusione di francesismi nel nostro territorio è cominciata presumibilmente dopo il 1200, con la conquista angioina.

Pisano. Il significato è piuttosto chiaro. Ma che c’entra Pisa con la Calabria? Probabilmente si tratta di qualcuno che giunse dalle nostre parti dopo il 1511 o il 1541, quando ci furono le due cacciate (di cui la seconda definitiva) degli ebrei, e a sostituirli come banchieri e prestatori di denaro giunsero “cristiani” da varie parti d’Italia, in particolare dalla Toscana. La stessa origine hanno probabilmente cognomi come Fiorenza, Senise, Toscano (sebbene quest’ultimo sia attestato anche come cognome ebraico). Una variante è il cognome Pisanò, che ugualmente indica un abitante di Pisa, ma giunto fin qui in tempi molto più antichi, quando ancora si parlava il greco.

Scrivo. Probabilmente dal latino scriba, cioè scrittore, scrivano. Quindi da un antenato di una certa cultura. Potrebbe anche essere una traduzione dall’ebraico sofer, con lo stesso significato, ma in più indicante uno studioso e interprete della Torah (gli scribi vengono nominati, con connotazione generalmente negativa, anche nel Vangelo.

Sotira. Dal greco sotēr, salvatore. Anche questo è un cognome antico, essendo di origine greca. L’origine potrebbe essere la più varia, come in tutti i cognomi e soprannomi: da un nomignolo scherzoso (da presa in giro), ad un antenato autore di qualche impresa eroica, ad una origine sacrale, come a dire Di Gesù, o da un nome proprio corrispondente all’italiano Salvatore.

Taverniti. Abitante di Taverna, cittadina nel Catanzarese, patria del pittore Mattia Preti, detto il Cavalier calabrese.
Nome misto latino-greco, in cui Taverna deriva dal latino taberna, con il suffisso geografico -itēs, che, con il più comune -otu, sempre di origine greca, indica provenienza da un luogo.