martedì 12 aprile 2016

I nomi di Monasterace (II: Kaulon/Kaulonia)


KAULON - KAULONIA (Caulon, Caulonia, Caulona)
Con questo nome abbiamo le prime storiche certezze (o quasi… come vedremo presto) per il nostro territorio.
Le forme Kaulon e Kaulonia (e l’accentazione sulla i = Kaulonìa, nella trascrizione greca; con la C iniziale e l’accento sulla o = Caulònia, nella grafia latina: io userò la forma Kaulonia, per distinguerla dall’attuale Caulonia, già Castelvetere) sono abbondantemente attestate, ma non per questo mancano i problemi.

Il primo problema è quello dell’origine del nome.Nel post precedente avevamo già visto alcune ipotesi: trasformazione dell’originario Aulon/ia in Kaulon/ia; derivazione dal nome dell’eroe eponimo Kaulon (fosse o no figlio dell’amazzone Kleite, sia o no realmente esistito); origine dal termine ?aulon di una non meglio identificata lingua preellenica (mia personale ipotesi). Non resta che aggiungere altre due ipotesi, per concludere che nulla abbiamo di certo in proposito.
Una prima ipotesi risale ad un certo pensiero archeologico del XIX secolo, che vedeva tutto avere origine nell’Oriente semitico, segnatamente fenicio, e interpretava Kaulon come “voce tonante” di un qualche dio (confronta con l’ebraico qol = voce), attribuendone l’origine alle tempeste che ci sarebbero state sul Promontorio Cocinto, la nostra Punta Stilo; sostenuta ancora negli anni '60 dal marchese De Riso (benemerito autore della prima pubblicazione sulla storia di Monasterace), oggi questa ipotesi non trova più molto credito.
Un’altra ipotesi fa derivare il nome dal termine greco kaulòs, che significa “fusto di pianta”, supponendo l’abbondante esistenza nel nostro territorio di qualche tipo di albero, o comunque di piante, ad alto fusto; anche questa ipotesi trova oggi pochi sostenitori.
Insomma, come possiamo vedere, le ipotesi sono numerose (forse ne dimentico qualcun’altra), ma le certezze mancano completamente.

Il secondo problema è quello del nome in sé: Kaulon o Kaulonia?Nelle fonti greche prevale nettamente la versione Kaulonia, mentre in quelle latine viene usata più frequentemente la forma Caulon.
Quasi sicuramente la forma corretta è quella lunga, e “colpevole” della diffusione della forma breve potrebbe essere Virgilio, che nell’Eneide parla di Caulonisque arces, rocche di Caulon, riferendole quasi sicuramente al fondatore (allo stesso modo in cui si può dire “colli di Romolo” parlando dei colli di Roma), mentre l’espressione fu percepita come un riferimento al nome della città.
La stessa divergenza si trova tra l’uso degli studiosi e degli archeologi, che privilegiano nettamente la forma lunga, e l’uso invece dei paesani, che invece (da qualche anno) privilegiano la forma breve, al punto che abbiamo nel nostro paese la piazza Kaulon (intesa come nome dell’antica città, mentre invece dovrebbe riferirsi al mitico fondatore), ma neanche una viuzza intitolata a Kaulonia.
Per quanto riguarda l’uso locale, credo che trovi una sua giustificazione nella volontà di non fare confusione con l’attuale Caulonia (Castelvetere); oso fare una proposta: potremmo tornare alla forma originaria greca con l’accento sulla i, Kaulonìa, e avremmo risolto il problema!

Concludendo,
possiamo affermare che per la prima fase della sua storia (dalla fine dell'VIII secolo a.C. a tutta (o quasi) l'epoca romana il nome del nostro paesello (o meglio, dell'insediamento che gli diede origine) fu Kaulonìa prima, e Caulònia poi, mentre nulla di certo sappiamo sull'origine e sul significato di questo nome.

I nomi di Monasterace (I: Clete e Aulon)

Nella sua storia Monasterace (o meglio, gli insediamenti sul suo territorio) ha avuto vari nomi, e altri che gli vengono attribuiti, invece… non li ha mai avuti.
Si tratta di una materia piuttosto controversa, che pone parecchi interrogativi: che nomi ebbe realmente? in che periodi ebbe tali nomi? da quali lingue venivano questi nomi e cosa significavano?
Purtroppo né per l’antica Kaulonia né per la moderna Monasterace abbiamo risposte facili a nessuna di queste domande.
Farò un resoconto in più “puntate” di quanto risulta in proposito dalle mie ricerche, scrivendo in corsivo blu quelle che sono riflessioni o supposizioni personali.

Questo è lo schema riassuntivo dei nomi che Monasterace/Kaulonia ha avuto (può aver avuto/si dice abbia avuto):
KLEITE (Cleta, Clete, Clite)
AULON - AULONIA
KAULON - KAULONIA (Caulon, Caulonia, Caulona)
COCINTHUM - CONSILINUM
MYRIA - MYSTIA (Mustiae, Mixta)
STILIDA
RUBBIANO (Robiano, Rodiano, Robbiano, Rubiano, Rudiano)
MONTE ARACHI - MONTE STORACE
MONASTERACE
Al momento citerò poche fonti (la mia biblioteca e i miei appunti sono caotici), ma man mano che le ritroverò aggiungerò le indicazioni di riferimento.
KLEITE (Cleta, Clete, Clite)
Licofrone, nella sua opera poetica “Alexandra” narra dell’amazzone Kleite (in latino Cleta o Clete), nutrice della regina delle amazzoni Pentesilea, che, morta questa per mano dei Greci nella guerra di Troia, si diresse verso le nostre coste, dove fondò una città alla quale diete il suo nome, e sulla quale regnò prima lei, poi altre regine che portavano il suo stesso nome, finché la città fu distrutta dai Crotoniati. Secondo altre versioni Kleite diede alla città il nome del figlio, Kaulon, che invece, secondo altre versioni ancora, ne fu il fondatore e le diede il nome, oppure furono i Crotoniati che l’avevano distrutta a darle il nome del figlio della fondatrice!
Il riferimento di Licofrone è rivendicato anche da Cleto (fino al 1863 Petramala), sulla costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nonostante molti e autorevoli pareri contrari (Paolo Orsi e il De Santis tra tutti), siccome la storia di Kleite sembra collocabile sul Tirreno e l’attribuzione della maternità di Kaulon a Kleite è piuttosto tarda, mi sembra sostenibile anche l’ipotesi di una “Kleite” tirrenica, per quanto non ci siano elementi per collocarla con esattezza a Petramala o altrove.
In ogni caso, o Cleto/Petramala o Kleite/Kaulon, si può dire che si tratti di un mito e che non ci fu mai una città chiamata Clete o simili, ma la leggenda riflette la realtà di una terra in cui il ruolo femminile era molto più rilevante che nella madrepatria Grecia o di quanto sarà poi in seguito: a “Kleite” la leggenda dell’amazzone e delle regine, a Locri la poetessa Nosside e la leggenda della fondazione ad opera di cento nobildonne fuggite dalla Grecia con i loro schiavi, a Crotone le filosofe pitagoriche…
AULON - AULONIA
Secondo alcuni antichi autori il primo nome della città fu Aulon o Aulonia (con l'accento sulla i = Aulonìa), dal termine greco che significa “valle, piccola valle”, prima di ricevere il K iniziale, anche se nessuno sa spiegare come e perché venne aggiunta.
In realtà non esiste nessun fenomeno linguistico per cui da una A iniziale si sia potuti passare ad un KA, mentre esiste il fenomeno contrario, come la pronuncia pisana “asa” dell’italiano “casa”, attraverso la forma intermedia (come nel fiorentino) “hasa”. La mia ipotesi è che il nome della nostra città provenga dal termine in una lingua (indoeuropea? preindoeuropea? semitica?) in cui la A iniziale fosse preceduta da un suono laringale o gutturale sconosciuto ai Greci, che lo sentivano (e pronunciavano) come K oppure come suono muto. Possiamo fare un esempio con la resa in greco del suono ebraico CH/KH (simile al suono CH in tedesco o J in spagnolo), presente nei nomi di persona KHannah (reso in greco come Anna, quindi con suono muto) e MeleCHijah (reso in greco come Malakias, quindi con suono K).
Anche nel caso di questo secondo nome non ci sono prove che sia stato realmente usato per indicare la città, a parte qualche rara moneta che sembra riportare l'iscrizione AUL invece che l'abituale KAUL (ma probabilmente si tratta di monete in cui il K iniziale non è più leggibile), mentre si può supporre che abbia avuto un nome che possiamo indicare con ?aulon (non sapendo il suono della lettera iniziale) anche se non sappiamo se riferito ad un territorio o già ad un insediamento (città/villaggio), e potrebbe trattarsi di una falsa etimologia, mentre è quasi sicuro che il nome “Aulon” (“vallicella”) appartenesse ad un quartiere della città sito a sud della Piazzetta, nei pressi del Vallone Bernardo. Questa è l’ipotesi di Paolo Orsi, nell’interpretare una scritta su terracotta quasi sicuramente attribuibile a Kaulonia, tanto che l’Orsi chiamò “Porta di Aulon” la porta di questo tratto delle mura.
Vorrei aggiungere che vari luoghi in Italia, Grecia, Asia Minore, Albania portano (portavano) il nome Aulon, e se per quasi tutte si può ipotizzare un'etimologia dal termine per "valle", sicuramente questa ipotesi non è valida per il Monte Aulon, presso Taranto: essendo un monte non poteva essere chiamato "valle", propenderei quindi per un'etimologia che risalga ad un substrato linguistico preindoeuropeo.

martedì 19 maggio 2015

La "Papessa" di Monasterace

Una Madonna papale
Usciti da Monasterace dalla Porta di Terra e percorsi nemmeno 200 metri, si arriva ad una moderna cappella ottagonale con pareti di vetro, costruita per proteggere una delle opere più particolari (e secondo me più belle) del nostro paese.
Antica chiesetta della Madonna "del Rito"www.monasterace.info
Fino al dopoguerra esisteva ancora la chiesetta originale, che nei primi anni ’50 fu sventatamente distrutta, un po’ perché danneggiata, un po’ troppo per allargare la strada.
Se ne perse praticamente la memoria, finché negli anni ’90 due signore del paese ebbero (è quanto si afferma) la visione della Madonna, che apparsa loro molte volte, le invitò a scavare, e fu così che trovarono la cappella (una parte della cappella e circa un metro quadro di pavimento è quanto resta della chiesa originale), e, sempre su invito della Madonna, sotto l’intonaco trovarono l’affresco, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino e circondata da angioletti, seduta sulla Sacra Casa di Loreto.



Si racconta anche che dagli occhi della Madonna uscissero per molto tempo delle lacrime, le cui tracce sono poi state pulite dal successivo restauro.
Si tratta di un affresco della Madonna di Loreto (diventata nella nostra parlata de Luritu, poi de lu Ritu, e quindi ritradotta in italiano come Madonna del Rito, di questo passaggio linguistico abbiamo una testimonianza nell'inventario della chiesa di Santa Barbara a Taverna, dove è descritto il quadro di Mattia Preti "S. Maria dello Reto"), la cui maggiore particolarità consiste nel fatto che porta in testa quella che chiaramente è un triregno papale.
È una pittura tenera e ingenua, che io trovo fresca e dolce, benché non si possa certo dire un capolavoro di grande scuola: probabilmente è di un autore di area locale con discrete nozioni tecnico-pittoriche.
Riguardo all’epoca dell’affresco non ci sono certezze, ma io la collocherei non più tardi della metà del XVI secolo, in base ad un elemento di storia religiosa, più che di stile artistico (campo al cui riguardo confesso tutta la mia ignoranza).
Alla prima metà del XVI secolo risale infatti il Concilio di Trento, in seguito al quale fu stabilito il divieto di raffigurare la Vergine in vestimenti pontifici, episcopali o sacerdotali.
Si spiegherebbe così perché l’affresco risulta essere stato ricoperto da un intonaco bianco a gigli (borbonici?) azzurri.
Questo tipo di raffigurazione della Madonna aveva una certa diffusione, ed in particolare tre corone (forse rappresentanti la Trinità) erano tipiche dell’iconografia della Vergine di Loreto, ed ho trovato alcune immagine simili: 1) Madonna del Popolo a Pontremoli in Lunigiana; 2) Madonna di Loreto a Monselice (PD); 3) Madonna del Monte a Cesena.

1)
2)
3)In nessuna, però, si distingue così nettamente una vera e propria tiara papale, se non nella terza, ma si tratta di un ex voto, quindi con valore del tutto privato.