CalabriaOra mercoledì 24 febbraio 2010 Gigi Baldari
A Monasterace s’insegna enologia e viticolturaMolte le iniziative dell’Istituto di enologia e viticoltura di Monasterace messe in campo dall’associazione guidata dal professor Pino Quaranta, che si propone di divulgare le giuste metodiche di una enologia moderna e di rilanciare la coltivazione dei vitigni autoctoni calabresi, specie nella Locride.
Appunto nell’ultimo periodo l’associazione si è distinta per alcune iniziative di notevole pregio, fra cui il corso di viticoltura e di enologia di base e l’estensione di una proposta di legge regionale per l’istituzione in Calabria di quattro scuole di enologia, una a Monasterace nella vecchia sede dell’ex Istituto agrario.
Proposta di legge presentata poi in commissione regionale dall’onorevole Giovanni Nucera.
Il corso di viticoltura e di enologia di base si è tenuto nella sede della stessa associazione messa a disposizione gratuitamente dal suo presidente.
Si è trattato di dodici lezioni serali da due ore ciascuno su due temi principali, tecniche moderne d’impianto di un nuovo vigneto e vendemmia, vinificazione, cura e conservazione del vino, ci dice il presidente Quaranta.
Al corso hanno preso parte venti iscritti che hanno seguito con puntualità, entusiasmo e partecipazione, rimandando al docente, lo stesso professor Quaranta che ha utilizzato dispositivi digitali, una serie di domande, dubbi e certezze, spesso infrante. Allievi di varia età i quali hanno ottenuto a conclusione del corso un attestato di frequenza.
Il corso è stato organizzato anche per dare una svolta di qualità e di successo all’enologia calabrese che ancora vive in una condizione di scarsa presenza e di modesto successo rispetto ai più blasonati vini.
Ora qualche notizia su questa proposta di legge, che purtroppo risale al 2007, ed ora, alla scadenza della legislatura, non ha trovato ancora esito.
Una scuola di enologia in calabria
Alla vigilia di San Martino, la festa del vino, arriva una proposta di legge che,vuole istituire una scuola di enologia e viticoltura in Calabria. Il progetto, presentato dal consigliere regionale Giovanni Nucera, racchiude numerose aspettative e buoni propositi per il futuro. “La nostra regione - ha spiegato Nucera - conserva la sua tradizione viticola iniziata 2700 anni fa con l’arrivo dei greci ma, oggi, vive in uno stato di subalternità”. L’assenza di una scuola, infatti, disperde risorse umane e territoriali, laddove, al contrario, esiste una miniera varietale di piante di viti.
Greco nero, guardavalle prunesta, nerello cappuccio, magliocco, pecorello sono solo alcune delle specialità di derivazione calabrese che, diventano vini pregiati nella scena internazionale. “Le nostre cantine- ha continuato il consigliere- devono mirare ad accrescere le competenze produttive e migliorarne la qualità. A questo scopo, subentra la scuola di enologia, che una volta approvata la legge, si articolerà in quattro centri: Monasterace, Cirò, San Marco Argentano e Lametia Terme, dove già esistono delle strutture apposite, ma finora poco sfruttate.” La scuola- ha chiarito Pino Quaranta, fondatore dell’Istituto di enologia e viticoltura di Monasterace- darà diversi input, primi fra tutti, quelli di sviluppare la coltura e creare la futura classe dirigente”. Un momento di specializzazione professionale, dunque, che servirà da impulso alle moderne tecniche di allevamento e conduzione della vite e favorirà il panorama agrario calabrese.
Effetti positivi anche dal punto di vista sociale grazie a discussioni, dibattiti e tavole rotonde. Una vera e propria scuola del vino, perciò, che unisca il sapere scientifico con la tradizione, che elargisca formazione e assistenza tecnica alle piccole imprese e che rilanci il settore nelle zone più abbandonate. “E’ facile prevedere una ripresa dei territori collinari e montani: la quota regionale dei suoli vitati diventerebbe un bene prezioso, con un settore vivo ed imprenditoriale”, assicura Quaranta.
Una scuola professionale che sfrutterà sapientemente la vite, produrrà ricchezza, ricostruirà la tradizione e fornirà risposte concrete per l’Italia firmataria del protocollo di Kyoto.
A finanziare il futuro progetto i fondi POR 2007-2011 destinati, appunto, alla ricerca sperimentazione e divulgazione nel settore agricolo.
“Ci auguriamo - ha concluso Nucera - che la scuola diventi un circuito virtuoso, un punto di partenza per la rinascita di una terra fertile e produttiva”.
In realtà qualcosa esiste nel settore, per quanto riguarda la Locride, ma è un'iniziativa che coinvolge la sua parte meridionale fino all'Aspromonte: non sarebbe male un'estensione (o una nuova via) che vada dal Bianco al Bivongi.
Strada dei vini e dei sapori della Locride
La Strada del vino e dei sapori della Locride congiunge un lungo tratto della costa ionica della Locride ai paesi interni che si arrampicano verso l’Aspromonte (il rilievo meridionale della Calabria) il cui versante orientale digrada dolcemente verso il Mar Ionio con una serie di colline. L’area “Locride - Aspromonte” è caratterizzata dalla presenza di un vino unico, il Greco di Bianco e, per contrasto, dalla predominanza dell’elemento “acqua”; prima fra tutte l’acqua del Mediterraneo con le sue attività connesse alla pesca, alla lavorazione e conservazione dello ‘stocco’ (antica e tipica tradizione di questi luoghi), le acque termali, delle due località di Galatro e Antonimina che si trovano alle porte del Parco dell’Aspromonte; ma anche le acque delle fiumare ove in passato si svolgeva la prima pesante fase di lavorazione delle fibre di ginestra. Infine l’acqua come mezzo di unione tra popoli e sponde diverse di un mare, il Mediterraneo appunto, che qui ha portato gli antichi coloni Greci della colonia di Epizephiri, dalla cui civiltà questi luoghi hanno ricevuto la loro più autentica caratterizzazione le cui testimonianze sono visibili nel bellissimo Museo Archeologico di Reggio Calabria, dove sono custoditi anche i Bronzi di Riace. Peculiarità di questo territorio sono le fiumare, ovvero corsi d’acqua a carattere essenzialmente torrentizio che in breve spazio scendono a mare da notevoli altitudini. Quando sboccano da ripide valli per immettersi sulle pianure costiere le fiumare allargano sempre più i loro alvei che appaiono pietrosi e aridi.
La vegetazione della Locride è quanto di più tipicamente mediterraneo si possa immaginare: lungo la fascia costiera si trova una gariga degradata e riarsa, mentre sui pianori e sulle colline troviamo uliveti e agrumeti. Nella fascia collinare si possono ammirare spettacolari foreste a macchia mediterranea, mentre sui costoni scoscesi delle valli si trovano il leccio e spesso si rinvengono dei rimboschimenti ad eucalipti e pini domestici. Fino alle quote di 200-250 metri, si osserva una macchia mediterranea costituita prevalentemente da elementi resistenti all’aridità e al vento, per lo più cespugli a foglie dure quali erica, cisto, rosmarino. Il territorio della Strada del Vino è caratterizzato dalla presenza della Doc Greco di Bianco. Prodotto esclusivamente nell’intero territorio comunale di Bianco e in parte di quello di Casignana, in provincia di Reggio Calabria, con le uve del vitigno Greco Bianco, questo vino ha un colore giallo tendente al dorato con eventuali riflessi ambrati: odore etereo, caratteristico. Le origini dei vini “Greco di Bianco” e “Mantonico di Bianco” sono remotissime: pare che i primi tralci di vite vennero portati da un colono greco, quando i Locresi sbarcarono presso il promontorio Zefiro, oggi Capo Bruzzano nel VII sec. a.C.
Merita una visita Bianco, che ebbe origine tra la fine dell’XI e l’inizio del X sec., dall’antica città grecoromana di Butroto (nel cui territorio pare ci fosse il porto di Locri Epizefiri), situata a circa quattro chilometri dal mare, quasi completamente distrutta dal terribile terremoto del 1783, dopo il quale si sviluppò rapidamente, in prossimità della spiaggia, il nuovo centro abitato. Fino ad allora Bianco era stato, dopo Gerace, il “dipartimento” più importante del territorio “per antichità, per tenore di vita, per commerci, per cultura e per presenza di Istituzioni ecclesiastiche”. Col terremoto del 1908 il trasferimento nel Bianco Novo fu totale e definitivo, mentre nel vecchio sito e dintorni sono rimasti interessanti ruderi come il Convento dei Riformati e la seicentesca chiesetta della “Madonna del Soccorso”, oggi in fase di definitivo restauro, a Pardesca Vecchia, frazione di Bianco. La nuova collocazione sul mare ha mescolato lentamente la vecchia cultura contadina con la nuova marinara, costituita da immigrati calabro-siculi. Nel 1947 da Bianco partì il moto insurrezionale antiborbonico, che culminò nella fucilazione dei “Cinque Martiri di Gerace”.
Oggi Bianco è una cittadina con forti potenzialità turistiche, per l’estesa spiaggia e l’azzurro mare (è Bandiera Blu) di cui è dotata, per la vicinanza del Parco Nazionale dell’Aspromonte, per l’enorme patrimonio di beni culturali della zona, per l’intensa e ricca “Estate bianchese”.
Paese di antica vocazione vitivinicola, si impone all’attenzione degli “amatori del vino” per i suoi passiti, ottenuti da vitigni introdotti con la colonizzazione ellenica della Calabria intorno al VII secolo a.c. e così ben adattati all’ambiente di coltivazione da potersi considerare “autoctoni”. Tra i numerosi vitigni coltivati in Italia sotto la generica denominazione di “Greco” o “Grecanico” rientra quello di Bianco, con ben definiti caratteri ampelografici e, comunque, riconducibile alla grande famiglia dei vitigni “Greci”, nonchè il “Mantonico”, che si differenzia nettamente dal vitigno descritto dal Bruni nel 1962, trattandosi di una classe di Mantonico con caratteristiche qualitative dell’uva ben distinte sia dal “Mantonicu vera” che dal “Mantonicu Pizzutella”, considerati dai viticultori locali sinonimi, ma anch’essi ben definiti. Dalle uve bianche, previo appassimento al sole su “graticci”, si ottengono vini superiori, passiti liquorosi.
Appunto nell’ultimo periodo l’associazione si è distinta per alcune iniziative di notevole pregio, fra cui il corso di viticoltura e di enologia di base e l’estensione di una proposta di legge regionale per l’istituzione in Calabria di quattro scuole di enologia, una a Monasterace nella vecchia sede dell’ex Istituto agrario.
Proposta di legge presentata poi in commissione regionale dall’onorevole Giovanni Nucera.
Il corso di viticoltura e di enologia di base si è tenuto nella sede della stessa associazione messa a disposizione gratuitamente dal suo presidente.
Si è trattato di dodici lezioni serali da due ore ciascuno su due temi principali, tecniche moderne d’impianto di un nuovo vigneto e vendemmia, vinificazione, cura e conservazione del vino, ci dice il presidente Quaranta.
Al corso hanno preso parte venti iscritti che hanno seguito con puntualità, entusiasmo e partecipazione, rimandando al docente, lo stesso professor Quaranta che ha utilizzato dispositivi digitali, una serie di domande, dubbi e certezze, spesso infrante. Allievi di varia età i quali hanno ottenuto a conclusione del corso un attestato di frequenza.
Il corso è stato organizzato anche per dare una svolta di qualità e di successo all’enologia calabrese che ancora vive in una condizione di scarsa presenza e di modesto successo rispetto ai più blasonati vini.
Ora qualche notizia su questa proposta di legge, che purtroppo risale al 2007, ed ora, alla scadenza della legislatura, non ha trovato ancora esito.
Una scuola di enologia in calabria
Alla vigilia di San Martino, la festa del vino, arriva una proposta di legge che,vuole istituire una scuola di enologia e viticoltura in Calabria. Il progetto, presentato dal consigliere regionale Giovanni Nucera, racchiude numerose aspettative e buoni propositi per il futuro. “La nostra regione - ha spiegato Nucera - conserva la sua tradizione viticola iniziata 2700 anni fa con l’arrivo dei greci ma, oggi, vive in uno stato di subalternità”. L’assenza di una scuola, infatti, disperde risorse umane e territoriali, laddove, al contrario, esiste una miniera varietale di piante di viti.
Greco nero, guardavalle prunesta, nerello cappuccio, magliocco, pecorello sono solo alcune delle specialità di derivazione calabrese che, diventano vini pregiati nella scena internazionale. “Le nostre cantine- ha continuato il consigliere- devono mirare ad accrescere le competenze produttive e migliorarne la qualità. A questo scopo, subentra la scuola di enologia, che una volta approvata la legge, si articolerà in quattro centri: Monasterace, Cirò, San Marco Argentano e Lametia Terme, dove già esistono delle strutture apposite, ma finora poco sfruttate.” La scuola- ha chiarito Pino Quaranta, fondatore dell’Istituto di enologia e viticoltura di Monasterace- darà diversi input, primi fra tutti, quelli di sviluppare la coltura e creare la futura classe dirigente”. Un momento di specializzazione professionale, dunque, che servirà da impulso alle moderne tecniche di allevamento e conduzione della vite e favorirà il panorama agrario calabrese.
Effetti positivi anche dal punto di vista sociale grazie a discussioni, dibattiti e tavole rotonde. Una vera e propria scuola del vino, perciò, che unisca il sapere scientifico con la tradizione, che elargisca formazione e assistenza tecnica alle piccole imprese e che rilanci il settore nelle zone più abbandonate. “E’ facile prevedere una ripresa dei territori collinari e montani: la quota regionale dei suoli vitati diventerebbe un bene prezioso, con un settore vivo ed imprenditoriale”, assicura Quaranta.
Una scuola professionale che sfrutterà sapientemente la vite, produrrà ricchezza, ricostruirà la tradizione e fornirà risposte concrete per l’Italia firmataria del protocollo di Kyoto.
A finanziare il futuro progetto i fondi POR 2007-2011 destinati, appunto, alla ricerca sperimentazione e divulgazione nel settore agricolo.
“Ci auguriamo - ha concluso Nucera - che la scuola diventi un circuito virtuoso, un punto di partenza per la rinascita di una terra fertile e produttiva”.
In realtà qualcosa esiste nel settore, per quanto riguarda la Locride, ma è un'iniziativa che coinvolge la sua parte meridionale fino all'Aspromonte: non sarebbe male un'estensione (o una nuova via) che vada dal Bianco al Bivongi.
Strada dei vini e dei sapori della Locride Sede: Via Sottoprefettura Gerace
89040 Reggio Calabria
tel. 0964 20146
fax. 0964 232953
lastradadelvino@libero.it
La vegetazione della Locride è quanto di più tipicamente mediterraneo si possa immaginare: lungo la fascia costiera si trova una gariga degradata e riarsa, mentre sui pianori e sulle colline troviamo uliveti e agrumeti. Nella fascia collinare si possono ammirare spettacolari foreste a macchia mediterranea, mentre sui costoni scoscesi delle valli si trovano il leccio e spesso si rinvengono dei rimboschimenti ad eucalipti e pini domestici. Fino alle quote di 200-250 metri, si osserva una macchia mediterranea costituita prevalentemente da elementi resistenti all’aridità e al vento, per lo più cespugli a foglie dure quali erica, cisto, rosmarino. Il territorio della Strada del Vino è caratterizzato dalla presenza della Doc Greco di Bianco. Prodotto esclusivamente nell’intero territorio comunale di Bianco e in parte di quello di Casignana, in provincia di Reggio Calabria, con le uve del vitigno Greco Bianco, questo vino ha un colore giallo tendente al dorato con eventuali riflessi ambrati: odore etereo, caratteristico. Le origini dei vini “Greco di Bianco” e “Mantonico di Bianco” sono remotissime: pare che i primi tralci di vite vennero portati da un colono greco, quando i Locresi sbarcarono presso il promontorio Zefiro, oggi Capo Bruzzano nel VII sec. a.C.
Merita una visita Bianco, che ebbe origine tra la fine dell’XI e l’inizio del X sec., dall’antica città grecoromana di Butroto (nel cui territorio pare ci fosse il porto di Locri Epizefiri), situata a circa quattro chilometri dal mare, quasi completamente distrutta dal terribile terremoto del 1783, dopo il quale si sviluppò rapidamente, in prossimità della spiaggia, il nuovo centro abitato. Fino ad allora Bianco era stato, dopo Gerace, il “dipartimento” più importante del territorio “per antichità, per tenore di vita, per commerci, per cultura e per presenza di Istituzioni ecclesiastiche”. Col terremoto del 1908 il trasferimento nel Bianco Novo fu totale e definitivo, mentre nel vecchio sito e dintorni sono rimasti interessanti ruderi come il Convento dei Riformati e la seicentesca chiesetta della “Madonna del Soccorso”, oggi in fase di definitivo restauro, a Pardesca Vecchia, frazione di Bianco. La nuova collocazione sul mare ha mescolato lentamente la vecchia cultura contadina con la nuova marinara, costituita da immigrati calabro-siculi. Nel 1947 da Bianco partì il moto insurrezionale antiborbonico, che culminò nella fucilazione dei “Cinque Martiri di Gerace”.
Oggi Bianco è una cittadina con forti potenzialità turistiche, per l’estesa spiaggia e l’azzurro mare (è Bandiera Blu) di cui è dotata, per la vicinanza del Parco Nazionale dell’Aspromonte, per l’enorme patrimonio di beni culturali della zona, per l’intensa e ricca “Estate bianchese”.
Paese di antica vocazione vitivinicola, si impone all’attenzione degli “amatori del vino” per i suoi passiti, ottenuti da vitigni introdotti con la colonizzazione ellenica della Calabria intorno al VII secolo a.c. e così ben adattati all’ambiente di coltivazione da potersi considerare “autoctoni”. Tra i numerosi vitigni coltivati in Italia sotto la generica denominazione di “Greco” o “Grecanico” rientra quello di Bianco, con ben definiti caratteri ampelografici e, comunque, riconducibile alla grande famiglia dei vitigni “Greci”, nonchè il “Mantonico”, che si differenzia nettamente dal vitigno descritto dal Bruni nel 1962, trattandosi di una classe di Mantonico con caratteristiche qualitative dell’uva ben distinte sia dal “Mantonicu vera” che dal “Mantonicu Pizzutella”, considerati dai viticultori locali sinonimi, ma anch’essi ben definiti. Dalle uve bianche, previo appassimento al sole su “graticci”, si ottengono vini superiori, passiti liquorosi.

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